A star is born

Erano giorni che volevo andare a vederlo: A star is born, diretto da Bradley Cooper, l’ho percepito da subito come una di quelle pellicole da non perdere.
Ora finalmente ce l’ho fatta e…

…e un pochino di delusione me l’ha lasciata.
Facciamo una piccola parentesi descrittiva per coloro i quali non sapessero di cosa stiamo parlando! Tranquilli, nessuno spoiler in vista.
A star is born è, innanzitutto, il terzo remake di un film del 1937 (il quale, tra l’altro, era a sua volta ispirato ad uno del ’32… aiuto!) e questa volta a dirigerne e reimpastare in parte il soggetto è Bradley Cooper. Conosciuto per la sua interpretazione magistrale di American Sniper e soprattutto per essere davvero un gran manzo, qui si cimenta per la prima volta nella regia. “La prima volta” però, non è solo per lui, ma anche per la protagonista del film: Lady Gaga, la mia adorata Miss Germanotta. L’ho sempre amata, per la sua ironia dissacrante che però non sovrasta la sua bravura incredibile, sia come cantante sia come polistrumentista. Ecco, probabilmente la sua presenza, unita alla consapevolezza che fosse Matthew Libatique il direttore della fotografia (tra i suoi migliori lavori: Venom, Il cigno nero, The wrestler), è stato ciò che più mi ha spinta ad andare al cinema e prendere un biglietto per questo lungometraggio (lungo davvero, mi sa perfino un po’ troppo…).

Ma se ci sono state tutte queste premesse positive, cosa mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca? 
Beh, primo fra tutti un ritmo leggermente incostante che rende tutto un po’ dispersivo, non concedendo il tempo di mettere insieme le informazioni che fanno, della storia, un’esperienza veramente immersiva per lo spettatore. Il film si suddivide chiaramente in due momenti distinti, ma in entrambi i casi ci si ferma un po’ alla superficie.
Alla fine stiamo parlando di una grande storia d’amore, impregnata poi di fatti esterni: la vita che conducono i personaggi, lo scenario musicale… Eppure si arriva ai titoli di coda con l’impressione che non si sia conosciuto tutto dei protagonisti. Non sto parlando dell’interpretazione di Cooper e Lady Gaga, che hanno fatto un ottimo lavoro a mio avviso. Intendo dire che si continuano però a vedere… un bravissimo Bradley Cooper e una bravissima Lady Gaga, appunto. Sembra quasi che non abbiano il tempo tecnico di mostrare quanto abbiano potuto scendere più a fondo nella psicologia di Jackson Maine e Ally. Non è colpa della sceneggiatura (sempre ad opera del regista) e neppure degli interpreti, secondo me. E’ proprio una gestione del ritmo un po’ incerta. Naturalmente è perdonabile, è il primo film di questo regista ed è evidente che lo sforzo per dare il meglio di sé c’è, eccome se c’è!
Mi rimane semplicemente il dubbio che potesse avere più potenziale. 
So che ci sono moltissime persone che invece direbbero il contrario, vi sto solo raccontando la mia e giuro che avrei voluto che mi arrivasse all’anima come è accaduto ad altri!
In ultimo, ho trovato molto apprezzabile la filosofia di fondo che il protagonista cerca di trasmettere alla ragazza (il concetto secondo cui non è solo la voce, ciò che rende potente una canzone o un artista, ma anche e soprattutto ciò che ha da dire) ma mi è dispiaciuto vedere che non ha trovato poi molta coerenza nella storia. Come è possibile che un credo così forte non ritrovi poi applicazione nelle azioni di Maine? Oppure, ancora, c’è un reale motivo che lo spinge a non farlo? Rimane anche qui un vado senso di irrisolto.

Quello che invece mi è piaciuto molto è stato il modo in cui Libatique ha saputo accompagnare le riprese in condizioni diversissime tra loro, utilizzando sapientemente le luci in modo tale da far sentire il pubblico tanto sul palco insieme a Cooper, quanto in uno studio di registrazione con Lady Gaga. Vorrei dire di più su questo argomento per quanto riguarda l’evoluzione dell’uso dei colori delle luci ma finirei per spoilerare… Insomma, in ogni caso, un gran lavoro!
Stesso si può dire (e grazie tante!) della colonna sonora: vi propongo QUI “Shallow“, canzone icona della pellicola, accompagnata da un video che… se posso permettermi di dirlo, mi ha toccato il cuore più del film stesso, complici il montaggio e la voce d’angelo metallico che solo lei può avere!

Che stupisce piacevolmente, poi, è vedere il modo in cui i due protagonisti sono entrati con preparatissima nonchalance in quello che è solitamente il campo d’azione dell’altro. Cooper riesce a cantare bene senza abbandonare il personaggio, mentre Lady Gaga convince soprattutto nelle scene più drammatiche. Anzi no, anche su quelle più comiche. Non lo so, non ne sono sicura, perciò ci ho riflettuto e sono giunta a una conclusione: il suo personaggio parte da una situazione in cui la drammaticità è poco presente, se non in maniera accennata e silenziosa, perciò la pellicola parte con la sua presenza che forse distoglie un po’ l’attenzione dal plot. All’inizio pensi più al suo volto, così strano per Hollywood e così magnetico, splendidamente imperfetto e pensi “Cavolo… wow! Mi piace ancora di più così, perché si sta mettendo a nudo”. Ma questo viso così marcato fa anche sì che l’espressività che porta con sé sia qualcosa a cui non siamo cinematograficamente abituati, una nuova armonia più impositiva. E così si passa il primo quarto di film (complice il ritmo confuso che, come dicevamo, non sa tirare veramente “dentro” il pubblico) a valutare il suo modo di recitare. Sono certa che sia capitato a tutti quelli che hanno visto questo film. Quando poi la sua bravura è assodata e inconsciamente abbiamo accolto il suo modo di recitare e la sua mimica, si apre un mondo di emozioni. Peccato davvero che sia stata un po’ castrata!

(continua dopo la foto)

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Alla fine, insomma, consiglio di vedere questo film oppure no?
Ma certo che sì! Complessivamente comunque non gli darei un voto inferiore al 7 e mezzo, quando lo prendevo a scuola ero felice perciò penso che possa essere un bel risultato! Scherzi a parte, certo che va visto. Perché è una bella storia, un amore intenso, una semi favola moderna e soprattutto è un lavoro coraggioso in cui lanciarsi per la prima volta, tanto per Cooper alla regia e come cantante, quanto per Lady Gaga come attrice protagonista (l’avevamo già vista in American Horror Story : Hotel, ma qui è un’altra faccenda, mostra la sua umanità e si distacca dal look a cui siamo abituati).
Però, se posso permettermi di darvi un consiglio, andateci con più leggerezza di quanta ne abbia avuta io: non fatevi aspettative troppo ingombranti, forse lo apprezzerete di più.

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Testo a cura di Micol Uberti
Fotografie via web