Il Grinch (2018) : lo strano esserino verde è tornato, con un sacco di risate per voi.

E questo sacco, ovviamente, lo ha rubato a Santa Claus.
Alzi la mano chi di voi non ha mai chiamato “grinch” un proprio amico, almeno una volta nella vita!

Tutti noi conosciamo qualcuno che non ama il Natale e che vorrebbe andare a letto il 23 dicembre per risvegliarsi direttamente il 27, saltandosi così quella che per loro è una intensa agonia…
Il vero Grinch è tornato, vi aspetta al cinema e la storia di cui è protagonista… è più piacevole che mai!

Lasciate che vi dica una cosa, innanzitutto: potreste aver letto già qualche recensione su questo film d’animazione e probabilmente vi hanno stroncato l’entusiasmo. Beh, per la prima volta, il mio parere è completamene opposto alle critiche che hanno mosso al Grinch della Illumination Entertainment.
Gli 86 minuti che ho trascorso in sala a guardare questo film sono stati davvero ben spesi, per una serie di motivi!
Primo fra tutti, le bellissime immagini create da Yarrow Cheney, che ne è regista ma anche designer.
Certo, la sua fantasia aveva già dato libero sfogo in Cattivissimo Me e Pets, vita da animali (a proposito, segnatevi in agenda che nel 2019 uscirà il secondo capitolo. Personalmente, la notizia mi rende parecchio felice – ndr). E’ stato lui a creare gli inimitabili Minions, che sono inoltre protagonisti di un preshow molto divertente (avete presente quei piccoli cortometraggi che ci propongono appena prima della riproduzione del film per cui abbiamo acquistato il biglietto?) che ha fatto ridere di gusto me, mio padre e tutti gli altri presenti al cinema.
Un’altra ragione per la quale il Grinch, a parer mio, vale la pena di essere visto è il modo in cui è stata progettata visivamente la città di Chissà, in cui regna sovrano lo spirito natalizio. L’ho trovata incredibile! Tanti dettagli curatissimi mi hanno fatto provare la sensazione di essere in una sfera di vetro da agitare per far turbinare la neve. Che bellezza! Le case degli abitanti sembrano proprio quelle di marzapane, i negozi che prendono forma come presepi 3D e le viette tortuose su cui i bambini slittano. Sembra quasi di sentire profumo di zenzero e cannella nell’aria!

Ci sono delle piccole chicche che fanno di questo film una favola semplice e leggera, che conquista tutta la famiglia: le musiche sono a cura di Danny Elfman, un genio indiscusso (le soundtrack di Edward mani di forbice, Mission : Impossible e quella della saga di Cinquanta sfumature sono ad opera sua, tanto per citarne alcune – ndr), che grazie a composizioni con ampie parti corali riesce a rendere giustizia all’atmosfera di Natale senza farla diventare stucchevole e noiosa, complici anche gli intermezzi di pezzi hip hop e rock che danno un tono brioso a tutto quanto. Potete trovare la colonna sonora un po’ ovunque sul web, se siete curiosi di ascoltarla! Io vi consiglio di farlo.
Anche la voce narrante (nella versione originale è quella di Pharrell Williams) che parla in rima è un dettaglio molto carino; tutto contribuisce a mantenere un’ironia morbida, che non scade nella stupidità… e a rendere questo Grinch un personaggio più adorabile che mai.

So che alcuni potrebbero non essere d’accordo, ma credo che sia sbagliato fare un confronto diretto tra questa versione e la pellicola del 2000 con protagonista Jim Carrey. Sono due dimensioni molto diverse tra loro: sono derivate entrambe dal racconto di Dr. Seuss, il quale però viene trasposto in maniere differenti.
Inutile paragonare la bravura di un attore in carne ed ossa, famoso per la sua mimica facciale, con un personaggio realizzato in computer grafica. Altrettanto inutile è ricercare la stessa nota grottesca che ci dava il film, in un’opera per bambini!
Con questo non sto assolutamente dicendo che preferisco l’uno all’altro, anzi, penso che siano meravigliosi tutti e due, se presi nella loro specificità. L’Oscar per miglior trucco che si guadagnò il Grinch di Ron Howard diciotto anni fa è solo uno dei tanti premi che si sarebbe meritato quel capolavoro! Pensate che, per interpretare gli acrobati nelle scene coreografiche, sono stati chiamati in causa molti artisti del Cirque du Soleil… niente meno! Jim Carrey doveva sopportare due ore e mezza di trucco ogni volta… e questo per novantadue giorni totali di riprese. Posso capire, in quest’ottica, che alcuni nostalgici possano ricordare con affetto un Grinch fatto con mezzi “tangibili” e non solo in digitale, ma sono convinta che si debba guardare le due opere con occhi diversi e soprattutto ricordandosi bene quali sono i tipi di pubblico a cui si rivolgono. Difficile pensare che tante scene del film d’animazione non vi strappino una risata sincera, genuina… Così come sono certa che pochi di voi si annoierebbero: il ritmo è ben strutturato, rallenta solo un pochino verso la fine, facendo quindi pensare che poteva durare anche una manciata di minuti in meno, ma è una nota trascurabile.

Mi capita raramente di dirlo, ma stavolta lo sento: è un film che riguarderei volentieri durante le vacanze di Natale. In un momento storico come quello che stiamo vivendo, dove purtroppo spesso il tempo viene investito ascoltando notizie terribili come i fatti accaduti ieri sera a Strasburgo e che ancora ci danno un pugno al cuore, dedicarci a ricercare ostinatamente un sorriso forse è ancora più importante.
Ne Il Grinch le emozioni ci sono, il messaggio che trasmette è molto bello, anche se già conosciuto, e l’intrattenimento non manca.
È un film luminoso, che accompagna con dolcezza e che fa venire voglia che sia già il 25 dicembre. Magari anche a quegli amici che chiamate “grinch”!

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Testo a cura di Micol Uberti
Fotografia via web