Con tante pietre e tanti giorni
Con le passioni secolari
L’uomo ha elevato le sue torri
Con le sue mani popolari
E con la musica e le parole
Ha cantato cos’è l’amore
E come vola un ideale
Nei cieli del domani

Veder crollare quella guglia è stato un colpo al cuore.
Ci sono storie che entrano nella nostra vita in un momento così particolare, da sembrare quasi un curativo che stavamo solo aspettando che arrivasse.
Per me, il Notre-Dame de Paris di Victor Hugo, è stato così.
Non starò a raccontarvi da cosa mi ha “salvata” e cosa ha significato per me, ma vorrei ricordare come lo ha fatto, raccontandovelo ora.

Ricordo che già da bambina amavo il cartone animato, ma non più di quanto potesse affascinarmi la figura di Esmeralda che viveva libera, allegra e irriverente con la sua capretta Djali in giro per la città.
E’ stato dopo, a 14 anni, che il Notre Dame ha deciso che era giunto il momento di installarsi stabilmente nel mio cuore, grazie al musical di Riccardo Cocciante, lo stesso musical che fino a qualche mese prima non avevo voglia di ascoltare neppure per 5 minuti perché temevo che fosse noioso.
Ah, quanto mi sarei ricreduta di lì a poco…

E così cominciai ad amarlo talmente tanto, da voler imparare a cantare per potermi muovere anche io dentro a quelle melodie così splendide e armoniose, dentro quelle sonorità piene, vive…
Cominciai ad amarlo così tanto, da andare a passo spedito in biblioteca a prendere il romanzo per leggerlo.
Ricordo ancora che il giorno dopo rimasi a casa da scuola per via di una bella influenza tosta e, forse sarà stato destino, questo mi permise di divorare le pagine e finire la lettura in soli 6 giorni. Quanto vuoto mi portai dentro, una volta arrivata alla fine…
Un vuoto inaspettato, perché conoscevo già a menadito la storia, ma così insopportabile da spingermi a restituire il libro e prenderlo nuovamente, in lingua originale stavolta.
E poi ancora in inglese. Non mi bastava MAI.

Sono già andata 3 volte a teatro a vedere questo musical, so a memoria tutti i suoi brani in 4 lingue diverse e saprei riconoscere la voce di un membro del cast ad occhi chiusi.
Eppure non sono mai riuscita a vedere la cattedrale dal vivo.

Sono d’accordo con quanto ha detto Vittorio Sgarbi poco fa ai microfoni di RTL, qui potete leggere il discorso riportato.
Sono d’accordo con lui, ma devo essere onesta con me stessa e non tradire le emozioni che ho sentito vibrarmi dentro quando ho guardato le immagini di Notre Dame su internet e in televisione, perché il mondo dei significati è una dimensione che non si può banalizzare o semplificare.
Veder crollare quella guglia è stato un colpo al cuore.

Testo a cura di Micol Uberti
Vignetta via web
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2 thoughts on “Il pianto di Parigi

  1. Quanta verità Micol! Ho avuto la fortuna di vedere Notre Dame, anche all’interno, quando ero piccola… Avevo 7 anni, quindi ricordo poco, ma la porto nel cuore! <3

    1. Ciao Bea! Che grande fortuna che hai avuto… io confido sempre nella sapienza dell’uomo e che riescano a recuperarla al meglio. Aspetterò ancora e so che quando arriverà il momento, sarà davvero speciale!

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