Da dove spunta il pistacchio?

Qual è la ricerca di Google più strana che avete fatto?
Io ne ho collezionate molte, devo ammetterlo: ho cercato se i pesci bevono, ad esempio.
Tuttavia, ogni tanto, mi balenano per la testa anche quesiti più interessanti e così, per caso, mi sono imbattuta in un argomento che vorrei condividere con voi perché sono certa rimarrete stupiti dal leggere le risposte!
Qualche giorno fa mi sono chiesta: quanto ne sappiamo veramente di ciò che mangiamo? Sapete da dove spunta il pistacchio? Ne avete mai visto uno intero per davvero? Sono quasi pronta a scommettere di no, perché così è come mi hanno risposto le persone a cui l’ho chiesto (e non solo miei coetanei – ndr). Allora venite con me a farvi una scampagnata e vedere un po’ di cose belle!

L’albero del pistacchio

Quante volte li abbiamo visti al supermercato senza porci il problema di come fossero in natura? Io li adoro, eppure questa domanda mi è venuta in mente solo dopo un sacco di anni! Ricordo di aver pensato che fossero frutto di qualche piantina bassa, me li immaginavo in un cespuglietto dalle foglie verde scurissimo, lucide e appuntite. E invece tutto al contrario!

Gli alberi del pistacchio sono originari del Medio Oriente ma ora deteniamo noi il primato indiscusso quanto a qualità, naturalmente nella splendida Sicilia, a Bronte. Pensate che questi alberi possono vivere addirittura 300 anni e raggiungere anche gli 8 metri di altezza! Pochi sanno che questi alberi fioriscono, anche se è difficile notarlo per un occhio inesperto perché… i loro fiori non hanno petali! In compenso, l’involucro che abbraccia le mandorle ed il loro guscio duro, sono meravigliose: con sfumature verdi, rosse e gialle sono una vera gioia per gli occhi!

Il vero look dell’anacardio

Ma cosa c’entra un peperone con gli anacardi, Micol?
No ragazzi, non scherziamo, non ho commesso nessun errore: quello che vedete in foto è davvero un anacardio intero! E’ stranissimo, vero?
Così come vi sarà sembrato strano quello che ho appena scritto: anacardio?
Non c’è una “i” di troppo? Proprio no! E’ quello il singolare!

Su questo particolare amico c’è tutto da imparare: se pensiamo, infatti, di mangiare il frutto della pianta, ci sbagliamo di grosso. Quella rossa che vediamo è la mela dell’albero, ma noi non mangiamo che il seme, che è la protuberanza che si vede aggrappata appena sotto!
Tornate alla prima immagine per capire meglio.
Gli alberi, di origine tropicale, possono raggiungere addirittura i 14 metri di altezza e la pianta più grande si trova in Brasile, per un totale di quasi 7.500 metri quadri di superficie coperta!

La pianta dell’avocado

Vi sareste mai immaginati che la pianta dell’avocado somiglia ad un ulivo?
Personalmente, credevo che spuntasse da tutt’altra parte ma ora che ci penso, beh… è un’idea così folle che mi vergogno a raccontarla!
Quanto ad altezza, questa pianta batte decisamente quelle viste finora: arriva addirittura a 20 metri! E’ originaria del Centro America ed il suo frutto è protagonista di numerosi piatti buonissimi, tra cui anche QUESTO, che vi ho proposto settimana scorsa.

Sapete che i frutti possono arrivare a pesare anche 1 kg? Io non ne ho ancora visti di così grossi, ma conosco le proprietà della sua polpa: nutriente, anche per la pelle, è un ottimo protettivo solare e contiene grassi buoni che promuovono la giovinezza cellulare!

Le pigne dello zenzero

Siamo abituati a consumarne la radice, ma la pianta dello zenzero ha anche altro da offrire all’uomo: ad esempio, tutta la bellezza e la particolarità delle sue inflorescenze! Più simili a pigne, sono di colore giallo-rossastro e in estate lasciano spuntare dei timidi fiorellini bianchi tra le loro brattee (si chiamano così anche le foglie dei carciofi – ndr).

I fiori della curcuma

Da una radice all’altra: anche la curcuma è molto utilizzata nel mondo del food e, proprio come lo zenzero, ha preziosissime proprietà digestive e per questo motivo la ritroviamo molto spesso nelle preparazioni più complesse delle cucine straniere. Sempre più spesso stiamo imparando ad utilizzarla anche noi, a ragion veduta. A me capita non di rado di concludere il pasto con una tazza di acqua tiepida dentro cui stempero un cucchiaino di curcuma in polvere! Ciò che mi ha spinto a parlare di questa radice, però, è la meraviglia dei suoi fiori violacei: le foglie somigliano quasi a quelle dei tulipani e i petali si sovrappongono fino a creare un fiore piuttosto alto e ampio.

La delicatezza del cece

Ne vado matta! Da sempre, da quando ero piccola e penso che non potrei mai farne a meno: stufati o ridotti a vellutata, in un sugo o in hummus, i ceci hanno un posto speciale nel mio cuore. Quando ho cercato come fosse la piantina, mi ha fatto una tenerezza incredibile! E cosa possiamo dire dei suoi delicati fiori bianchi dai petali sottili e fragili?

Somigliano molto a quelli dei piselli, che vedremo tra poco.
La pianta dei ceci, in botanica, si chiama Cicer Arietinum e la leggenda narra che Cicerone si chiamasse così proprio perché un suo antenato aveva una caratteristica verruca a forma di cece sul naso.
Non è molto poetica come immagine, lo so, ma sicuramente ora ci penserete ogni volta che ne mangerete!

I fiori dei piselli

Li vedete questi bellissimi fiori lilla? Eccoli, sono loro!
Non hanno alcuna profumazione e purtroppo hanno una durata piuttosto breve fuori dall’acqua, ma sono molto decorativi.
Esistono anche di colorazioni bianche e rosa!

Il fiore dell’aglio

Concludiamo con un fiore che adoro.
Il viola è da sempre il mio colore preferito e questa tonalità mi fa letteralmente impazzire, ma ne esistono anche di bianchi e rosa chiaro! Somigliano a dei soffioni ma i petali sono a tutti gli effetti come quelli delle margherite: sottili, lucidi, ben strutturati.
Nei periodi di fioritura, il profumo che si sente nell’aria è lo stesso delle piante da cui si ricava l’aglio da cucina.
Ebbene sì, a produrre queste inflorescenze strepitose non è l’aglio che conosciamo comunemente, ma una varietà cugina, l’Allium selvatico.
Ricordo ancora quando ai tempi dell’università frequentavo assiduamente il Parco di Monza e c’era una zona in cui ce ne erano tanti coltivati… Che meraviglia! Rimanevo incantata ogni volta! Chissà se ci sono ancora, andrò a dare un’occhiata!


Testo a cura di Micol Uberti
Fotografie via web
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